In piedi sulla sedia rossa della sala d’aspetto

È da un po’ che sto in silenzio.
Ultimamente in tanti mi hanno chiesto del Blog e hanno iniziato a leggerlo, il che mi fa sentire entusiasta ma quasi osservata.
Sono nella stracolma sala d’aspetto del dottore, e sono seduta su una sedia rossa accanto all’attaccapanni. Alcune delle persone che sono in attesa sbirciano nella mia direzione con la coda dell’occhio, mi sfiorano e poi fanno finta di niente. Altre mi fanno i complimenti per come sono vestita, per come arriccio i capelli, sorridono, e ricominciano a leggere la rivista che hanno sulle ginocchia.
Vorrei raccontare molto di più, raccontarmi molto di più, ma è difficile riuscire ad essere sinceri con se stessi sapendo che, per forza di cose, lo sarò pubblicamente anche con gente che vedo ogni giorno.
Sono combattuta.
È come se mi dovessi alzare dalla sedia di colpo dicendo ad alta voce qualcosa di mio, mentre tutta la sala tende l’orecchio.
Qualche volta vorrei scrivere semplicemente per sfogo, facendo nomi e descrizioni dettagliate.
Vorrei scrivere di quando mi sento arrabbiata, perché e con chi, vorrei scrivere di cosa mi succede quando mi tocchi per sbaglio, di come te ne accorgi e di quanto io non riesca proprio a gestirlo. Però vorrei anche dire che nonostante questo (sì, lo vorrei dire proprio a te) ancora non mi hai.
E chissà se mi avrai mai.
Vorrei spiegarmi senza ricamare emozioni a tinte espressioniste.
Senza filtri.
Ma poi penso che potrebbe leggerlo anche chi vorrei non ne sapesse niente, e mi freno.
Ho anche valutato l’idea di aprire un blog sconosciuto alla realtà imolese alla quale appartengo, che contenesse solo le mie righe più intime. L’ho pensato e mi sono mandata al diavolo.
Non mi leggono solo sconosciuti, e l’unica conseguenza possibile è imparare ad essere sinceri.
L’unica conseguenza se voglio continuare a seguire il mio percorso e crescere per davvero. Non esiste un’età per essere adulti ma di sicuro esiste una coscienza.
Conoscere Miss Verità, questa grande chimera che aleggia ovunque ma che nessuno conosce.

Quindi sorrido per i complimenti alla borsetta, agli occhi, allo stile e alla scelta di parole, mi alzo in piedi e rivelo tutto ad alta voce.
Stando ben attenta che tutti possano sentirmi.
Sono in piedi sulla sedia rossa della sala d’aspetto e ho deciso che parlo forte e me ne vado: del dottore non ho più bisogno.
La bugia (o la paura?) è una malattia con facili rimedi.

4 pensieri su “In piedi sulla sedia rossa della sala d’aspetto

  1. Lotje ha detto:

    eh, la sincerità è difficile. Perché a volte non conviene. La rete ha un vantaggio di essere anonimo, ma è più difficile quando hai parlato del tuo blog ad altre persone. Forse potresti usare nomi finti, ma le persone che lo leggono possono pensare che parli di loro lo stesso se li conosci. Io non sono più su Facebook perché ci trovavano sempre troppo persone, c’era troppo informazione. Mi piace il mio blog in un altra lingua persino, dove sono regole diverse della vita normale. xx

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    • cameliebianche ha detto:

      Ciao Lotje! Lo so, la sincerità è difficile, e a volte costa caro. Ma ho deciso che non posso rinunciare a fare ciò che amo (scrivere senza censura) solo perché ho paura di cosa possono pensare i diretti interessati/chi mi conosce! Ho deciso di rischiare 🙂

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