Peonie bellissime dagli angoli bui della tua scatola cranica

Peonie bellissime
dagli angoli bui della tua scatola cranica
Nascono nonostante la tua visione cinica
Di un’intelligenza che pensi non t’appartenga più.
Non cogli la bellezza criptica
Del giardino di petali morbidi
Che ti fa capolino dalle orecchie
E i riccioli cadono leggeri
sui cespugli dei tuoi candidi fiori.
Hanno un profumo così intenso
E la tua pelle ne è intrisa
Permea le stanze che chiami casa
È sempre primavera nella tua scatola chiusa
Ovunque tu metta piede
Non vi è ombra
Né male
La vita ti accompagna e rinasce
Ma il tuo credo cresce e mette radici
Sfiduci le peonie che t’hanno creata
E non t’accorgi più del vento nuovo con cui rinfreschi
La noia loquace di menti assopite.
Le domande – i dubbi – i progetti
Più non ti sazi
Ti chiedi ancora quante verità non conosci
Tutto ciò che fai è temere
l’aridità del tuo giardino
Mentre il sole continua a calare
Su cervelli che non hanno fiori.

Volver

Le immagini mi sfuggono dalla mente
Di tutto ciò che ho visto e vissuto
Non mi rimane che un confuso ricordo
Come se avessi sfiorato vite che non potevano appartenermi
e queste si fossero liberate dalla morsa dei miei occhi
Ribellate al mio inchiostro

I pensieri vorticano senza ordine e la bellezza che ho appreso va perduta
Non vi è rimedio alla mia memoria ubriaca

Dove sono andati a finire tutti quei chilometri
Le storie sentite sopra vecchi autobus
Le infinite strade di cemento

La notte è buia dentro la mia testa
e di tutto questo mondo appena scoperto
Non resta che una debole candela
Per rischiarare solo la terra che calpesto ora.

I contorni sono sfumati
e i ricordi intrappolati distrattamente fra la mia pelle sono come schegge di legno prossime all’espulsione.

Mentre cucino zucchine mi scappano le idee

Mentre cucino zucchine
il coltello si muove sulla carne verde
fa un rumore sordo – le sveglia, si rialza e torna ad abbracciarle ogni volta che sbatte contro la plastica dura del tagliere
mi piace cucinare le zucchine perché parlano
Nuotano nel mare della padella, e si divertono a fare le bolle
come i bambini
Adoro cuocere le zucchine perché profumano sempre di casa
Si staccano i semini bianchi appesi al petto e me li regalano come pegno d’amore
facendoli galleggiare sull’acqua
Quando cucino zucchine mi scappano le idee
sono troppo concentrata a mescolarle e mi distraggo
lascio la finestra aperta così almeno possono andare lontano
magari trovano il posto giusto e si mettono a fare carriera
diventano idee di successo
Chissà

Libre

libera libera libera libera libera
libera libera libera libera sono libera
libera libera da tutto
Libera che neanche vi tocco
Né voi toccate me
Con il vostro odio la vostra morte il vostro sangue nero
libera libera libera
Neanche vi sento
Neanche vi ascolto
Il vostro stanco parlare vuoto inutile falso borghese monotono riluttante
Neanche vi guardo
Chi siete
Tutti voi
Chi siete
Sono libera
Non riconosco più le vostre corde
Libera
Da parte a parte del mio corpo
Il taglio è ancora intatto
ancora vivo, ancora umido
Sono libera
Ma quello rimane
Lo copro con il palmo della mano
È così visibile
e voi così ciechi
Libera
Neanche vi penso
Voi non pensatemi più
Che io sono libera.

Gate numero 10

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Dieci come i giorni della settimana
Dieci come i miei anni
Dieci come i libri sul comodino
Dieci come i miei fratelli
Dieci come le notti insieme
Dieci come i giorni che mi separano da te
T’immagino alta e luminosa
Profumi di tradizioni di 100 anni fa
cotte in pentola a fuoco lento
da una signora con un grembiule, al primo piano di un palazzo
Non si chiama Diana, ma ci assomiglia

T’immagino piena, piena fino ai capelli di contraddizioni
di gente
di macchine
di tango
Piena fino al midollo
di fiori, entusiasmo
Nostalgia
Solitudine
T’immagino incantatrice di serpenti
Poi mi vedo, all’angolo
Con la valigia stretta, a guardarti
Ancora umida di lacrime
Ma con la mia solita leggerezza
Ci somigliamo
Andiamo d’accordo
E tu mi apri la porta.

Mi riempi il cuore di ciliegie

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Terra umida e friabile sotto i miei piedi
Camminiamo per il frutteto
Ti ho seguita fino a qui
Il sole è dolce con alberi vestiti di bianco
Quanto te col mio cuore
Ad ogni passo stacchi una ciliegia e ce la metti dentro
Dici che poi maturerà ed avrò anche io il mio posto sicuro
Ci saranno rami folti per farmi ombra quando avrò troppo caldo
Ogni tanto ti nascondi
torni più alta di tre libri
e più grande di cento anime
Le hai sfiorate per la strada
e non ti sei accorta di quanto t’abbiano lasciato
Incurante e sicura
continui a riempire il cesto tra le mie costole con un sorriso acerbo
Tendi la mano così in alto da confonderla col cielo
Mentre racconti la storia infinita della magia che vorresti avere
Inconsapevole che t’appartenga già

Sono il mio posacenere

Ti parlo
La giornata è andata bene
L’acqua era fresca
Il volo costa troppo
Lo so che non puoi venire
Devo ancora passare al supermercato
Non scrivo più
Sono incerta sul futuro
ma lo aspetto
Che cos’è l’amore/?
Forse un prurito
-Ma tu non ascolti
Sei altrove
Ho comprato dei pennelli, riprendo a dipingere       
Non passa niente alla tv
Cosa fai stasera?
Sei felice?     
Io parlo
Ma tu non ci sei
È una malattia
Una brutta abitudine, come una sigaretta
Ti parlo e sento i polmoni pesanti
Sono il mio stesso posacenere
So di aspirare catrame
Per ottenere solo fumo
Sembra denso
ma poi si perde

Come te