28.09

Tu raccogli sapientemente le mie parole a mani giunte

Crei un piccolo bacino d’acqua tra quei minuscoli palmi da bambina
e lo privi del suo grigio torbido

Togli il fango da quel misero lago e me lo restituisci
chiaro come il nome che porto.

Le tue inguaribili mani
che sempre mi riportano alla nostra calda solida eterna casa.

Come pesca intatta

Se è vero che il cuore nel petto é come pesca intatta il mio frutto è stato tagliato a metà: due enormi spicchi grondanti di succo acidulo per sfamare i bambini più difficili.
La pesca crepata di chi non può avere pace, di un animo sempre in fuga da braccia esili che nulla stringono e che cadono molli lungo i tuoi fianchi. Di un’anima fragile che mal si dosa, che non si protegge.
Una pesca rotta dalla troppa calura.

Sputeró il nocciolo del mio cuore marcio e cercheró un posto nella terra morbida per seppellirlo.
Spero che questa terra mora lo divori e lo digerisca, che lo rigetti solo a tempo debito, sbocciando in un altro germoglio tra qualche primavera.
Oggi è inverno, la terra è gelata: il petto non può più contenerlo e il suolo non lo accoglie e questo maledetto nocciolo, inutile e secco, resta in attesa sulla mia lingua,
grattandomi a sangue la gola.

L’insostenibile leggerezza del mio sonno cosciente

Sì, questa è la morte: Tereza dorme, fa sogni terribili e lui non può risvegliarla.

Il mondo onirico fluttua perennemente tra le mie pagine.
Questo è il mio tempo: quello del sonno turbato, mesto, sudato e insaziabile.

Tereza è una donna consapevole ma non per questo meno triste. Tereza convive con la sua controparte tutti i giorni, la accetta, la ama e stringe i pugni.
Tereza non ama la notte poiché il suo vaso di Pandora viene rovesciato: nel sonno le peggiori fantasie e i più orridi scenari le si propongono come fotogrammi di una sala da cinema mai chiusa. Tereza urla strepita scalcia e continua a dormire.

Questo è il mio tempo, il tempo di Tereza: faccio sogni terribili e non vengo svegliata.
Annaspo nella memoria inconscia e nessun appiglio resiste alla mia mano pesante.
Un flusso infinito circola sotto le mie palpebre e niente spezza questa catena che segna le mie caviglie con lividi opachi.

Tutto ciò che si sussegue nella mia vita è già passato per le mie meningi: ciò che tu ora mi dici, io l’ho già sognato tremante.
L’insostenibile leggerezza del mio orribile sonno cosciente.

Sueños malparidos

Forse quello che sogno rimane impresso indelebile su carta da lettere, come un alone rosso, il sigillo di un bacio epistolare.
I miei sogni vengono scritti con parole mancanti e infilati in una busta. La chiudo passando la lingua sul suo lembo bianco, ma questa rimane sempre tra le carte non imbucate, perché i miei sogni sono fitti sciami di moscerini che si disperdono al primo gesto della mia mano nell’aria.
Seguono il flusso del vento serale e solo a volte tornano a posarsi dentro al mio orecchio.
Ronzano cattivi e io mi tengo le mani sulla fronte calda sperando che in fretta cambino sogno, cambino orecchio.
Ronzano tanto forte che mi trovo costretta in un altro fastidioso bacio a questa carta ruvida che mai sa lasciarmi quieta.
Sogno viole, lucciole e crisantemi.
E poi, più niente.
La mia mano si alza. I moscerini sono dispersi nella calda sera della mia latitudine e la mia mente tace, appena sveglia e stropicciata, dubbiosa e fidente nell’aver tutto mal compreso e interpretato.

Estratti epistolari

La tentazione divora le dita dell’esile scriba, fino ad un attimo prima chino sui suoi lavori, e ora frenetico dopo la scoperta delle lettere!
Come vorrebbe dare risposta a tutte quelle carte mute da decenni, per dire che un finale diverso è possibile, che l’anonimo amante non deve lasciarsi spegnere!
Egli pensa però, subito dopo, che il desiderio di dare risposta a quelle lettere perse è più grande di ciò che in realtà può dirgli.
Lo scrivano non ha nessuna certezza per raccontare quello che non è:
s’immagina l’innamorato dall’altro capo del filo epistolare e
ricorda bene quanto l’infatuazione possa giostrare le marionette del cervello e far vedere maestosi ruggiti in timidi miagolii.
Riflette sulla predisposizione cognitiva dell’amante, che legge tutto con gli occhi di chi cerca parole d’amore nascoste nei titoli di giornale.
Matto di malinconia, se anche le trovasse, non le interpreterebbe nei giusti tempi né con i giusti modi.
Il copista si arrovella sulla possibilità di una storia che non è stata scritta.
Perché arrivare a lasciar mute queste lettere? Come una cornetta alzata che continua a tubare senza fine.
Vorrebbe tamponare la falla di questo tubo d’amore che spreca gli ingiusti sentimenti dell’amata e dell’amante. Purtroppo però guarda le lettere con l’amaro dell’inutilità: sa che non potrebbe dire niente senza essere frainteso.
Così tante parole sarebbero buttate al vento nella volontà di rispondere per dare risposta, di scrivere per scrivere, per sapere che lui è ancora lui e lei ancora lei, che tutto segue il corso naturale del silenzio, del dolore e della vita.
Niente potrebbe dirgli per toglierlo da quello stato di malinconia.
Niente potrebbe, se non aumentarla, così che lo slancio epistolare per la necessità di dare risposta non sarebbe altro che la colata a picco di parole uscite dalla penna secondo una volontà e riflesse sulla carta del destinatario con un altro senso.
Due anime che non usano più lo stesso alfabeto riguardo al preciso argomento.

Il copista ripone le carte in mezzo al manoscritto in cui erano conservate. Inserisce nuovamente il volume nella mensola dedicata dell’immensa libreria.
Spegne le luci dello studiolo e non scrive più nemmeno una sillaba.
Per questo le lettere che ha trovato sono senza risposta: non c’è parola adatta per la penna di chi ha paura di non essere capito.

tender is the night

Tenera è la notte che ci suggerisce parole cifrate
sciolte solo in questo unico canale
la comunicazione in differita
di un cuore teso che recita solo per dodici ore

Tenera è la notte delle parole che abbiamo appeso al fil di ferro in giardino
insieme ai panni stesi
e non sappiamo se verranno seccate dal vento
lasciandoci arsa la bocca.

Tenera è la notte quando si può mentire
la sincerità fa parte delle cose chiare
Il coraggio è bianco come quei lenzuoli al sole
e la paura è un corvo irriverente

Tenera è la notte quando non dormo sola
e spalle forti mi cullano verso un sonno sereno
Quando non c’è inquietudine neanche per una poesia
ma solo una voce calda che legge per me

Tenera é la notte se silenziosa
se l’ impazienza dimentica d’essere viva
se il demone non mi morde
se il tuo pensiero mi scivola accanto
ma non mi sveglia.