La metà delle parole che non ti scriverò

Ieri sera Irene mi ha detto che dopo la nostra chiacchierata è riuscita a concedersi il permesso di soffrire. Il permesso di non chiudere gli occhi quando tenta di guardarsi dentro e il permesso di poter scegliere di non strozzare le proprie emozioni nella speranza che se non considerate facciano meno male, che perdano di intensità. Mi ha detto che aveva pianificato tutto, aveva minuziosamente pensato ad ogni dettaglio e le aveva annegate nel fiume che prima o poi abbandonerà il suo letto e sfocerà nel mare. Il punto è che anche se si volge lo sguardo lontano dall’acqua, i corpi galleggiano, e il dolore non passa mai.
Me l’ha detto con una semplice frase, in dieci brevi e sottovalutati secondi.
” Ieri ho pianto tanto e mi sono accorta che non lo facevo da Gennaio. Però ora respiro.”
Quel gennaio maledetto.
Mi ha detto che incomincia a sentire il diritto di continuare a vivere, di non morire con Capodanno.
Ieri sera mi sono commossa tre volte in silenzio, nel tepore della piacevole consapevolezza che non se ne sarebbe accorto nessuno. Tre momenti così potenti che mi hanno fatto salire tutta me stessa in gola. La Chiara che cerco di annegare.
Troverò un posto dove scrivere tutte le parole che non riesco a dire e spero che alla fine riescano a trovarti. Che riescano a trovarvi tutti.

La mia fastidiosa positività

Vorrei camminare per sempre come adesso, nel mezzo di un piccolo vicolo ciottolato che se ne sta tranquillo ad aspettare il passaggio dei suoi viaggiatori. Non li conosce, non sa come siano ne la loro destinazione, ma poco importa. Lui fa solo da tramite, da ponte di fortuna tra dove si è e cosa si vuole raggiungere. O chi.
Cammino lungo il vicolo assopito al sole e mi sento leggera perché non conosco la mia destinazione. Qualcuno mi ha detto che con il passare del tempo diminuirà la mia tensione verso l’infinito e la vita avrà un sapore diverso.
Forse.
Intanto cammino.
Il fatto che le mie gambe si muovano fa da sveglia anche ai miei pensieri.
Questa settimana è scivolata via tra libri e persone. Quattro giorni insieme ad altri 12 ragazzi, isolati dal resto del mondo su una casa in collina, per studiare.
È buffo come le vere lezioni umane arrivino in momenti che neanche consideri.
Nel mio immaginario aspetto sempre che una rivelazione suoni al campanello e mi stringa la mano, prima di presentarsi.
Invece succede sempre che per caso io apra la porta, distrattamente, un po’ per sbaglio e ancora assonnata, lei si intrufola in casa e mette tutto sottosopra.

Quella confessione alle 5 di mattina, completamente inaspettata.
Le parole che mi assorbono e mi lasciano interdetta. Un’anima dura che si apre e io che provo a stringerla in un abbraccio, il più caldo che le possa offrire. Un’amica vera è la tua casa ma un’amica nuova è un’aspettativa.
Come mi sento felice oggi, certaines fois il faut vraiment peu de choses.
Ho voglia di partire per tornare più ricca e più aperta. Più consapevole. Più decisa. Più mia.
Intanto cammino.