La metà delle parole che non ti scriverò

Ieri sera Irene mi ha detto che dopo la nostra chiacchierata è riuscita a concedersi il permesso di soffrire. Il permesso di non chiudere gli occhi quando tenta di guardarsi dentro e il permesso di poter scegliere di non strozzare le proprie emozioni nella speranza che se non considerate facciano meno male, che perdano di intensità. Mi ha detto che aveva pianificato tutto, aveva minuziosamente pensato ad ogni dettaglio e le aveva annegate nel fiume che prima o poi abbandonerà il suo letto e sfocerà nel mare. Il punto è che anche se si volge lo sguardo lontano dall’acqua, i corpi galleggiano, e il dolore non passa mai.
Me l’ha detto con una semplice frase, in dieci brevi e sottovalutati secondi.
” Ieri ho pianto tanto e mi sono accorta che non lo facevo da Gennaio. Però ora respiro.”
Quel gennaio maledetto.
Mi ha detto che incomincia a sentire il diritto di continuare a vivere, di non morire con Capodanno.
Ieri sera mi sono commossa tre volte in silenzio, nel tepore della piacevole consapevolezza che non se ne sarebbe accorto nessuno. Tre momenti così potenti che mi hanno fatto salire tutta me stessa in gola. La Chiara che cerco di annegare.
Troverò un posto dove scrivere tutte le parole che non riesco a dire e spero che alla fine riescano a trovarti. Che riescano a trovarvi tutti.

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